MASINEN
#203 Ottobre, novembre e dicembre
Ciao!
L’ultimo episodio di questa newsletter risale al 21 ottobre, dunque non era ancora avvenuto l’attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci e il furto all’interno del Louvre, Luciano Spalletti non era ancora stato scelto come nuovo allenatore della Juventus e l’Italia non aveva conquistato la sua terza Coppa Davis consecutiva. Ornella Vanoni, Nicola Pietrangeli, Martin Parr e Frank Gehry erano ancora vivi, così come l’autista del bus che doveva riportare a casa il Pistoia Basket, colpito da un sasso. Non era ancora uscita la storia della famiglia che vive nel bosco in provincia di Chieti e neanche quella dell’uomo che è andato a ritirare la pensione travestito dalla madre morta, vicino Mantova. L’UNESCO non aveva riconosciuto la cucina italiana come patrimonio culturale immateriale globale e Bruno Vespa non aveva scritto questo post capolavoro contro Jannik Sinner, che poco dopo ha vinto le ATP Finals.
La scorsa volta avevo scritto del Guinness World Record di un collezionista di maglie del Liverpool, ma dopo pochi giorni è stato subito riscritto. Julien Bouron ha infatti svelato le sue 1146 casacche dell’AS Monaco, tutte match worn o match prepared, esposte presso il Centre de Performance della squadra del Principato:
Vi avevo detto che non c’era da meravigliarsi per la possibile qualificazione di Curaçao ai prossimi Mondiali, che non era ancora imminente ma alla fine è arrivata. In attesa di conoscere tutte le altre partecipanti (ne mancano sei), si parla sempre più spesso dell’edizione 2026, come è giusto che sia. E anche di un’ipotetico torneo parallelo che si dovrebbe disputare in Russia: fino ad ora sono solo voci, per altro non riportate da media internazionali di un certo calibro, ma è quanto basta per scatenare le fantasie su qualcosa di meraviglioso. Le possibili invitate sarebbero Serbia, Grecia, Armenia, Cile, Perù, Venezuela, Cina, Nigeria e Camerun. Ah, Cristiano Ronaldo ha perso circa 10 milioni di followers (da 115 a 105) su X dopo il suo incontro alla Casa Bianca con il Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump, assoluto protagonista di questi mesi di avvicinamento alla Coppa del Mondo:
Wow (via Copa 90):


Dal 3 al 27 novembre si sono giocati i Mondiali Under 17 (anche questi ampliati a 48 squadre e, guarda caso, in Qatar), li ha vinti il Portogallo e l’Italia è giunta terza. La mascotte ufficiale era un gufo del deserto e si chiamava BOMA, nome ispirato a…Bora Milutinović.
Pochi non sanno cosa sia il clickbait: spesso è considerata una pratica scorretta e ingannevole nei confronti di chi legge, ma quello realizzato da Tuttosport è un capolavoro del suo genere, solo applausi per chi l’ha realizzato (per chi non avesse capito).
Cosa non si farebbe per il proprio cane: l’ex calciatore di Arsenal e Juventus Aaron Ramsey ha lasciato il club messicano dei Pumas ed è tornato in Galles dopo la scomparsa della fedele Halo, una beagle di dieci anni che non è mai più stata ritrovata; mentre l’ex campione di football americano Tom Brady ha dichiarato di aver clonato Lua, un incrocio di pitbull morta nel 2023.
A proposito di animali, la Lazio ha una nuova aquila, Flaminia: prima della gara di campionato contro il Lecce il club biancoceleste ha svelato il nome ufficiale, uscito dopo un contest che aveva coinvolto altri cinque nomi (Olympia, Vittoria, Cornelia, Gloria e Minerva). L’ex falconiere, il discusso Juan Berbabé, ha però dichiarato in uno dei tanti video che posta su Instagram che la nuova aquila vista sui social è ancora la vecchia, Olympia:
Di render di stadi nuovi se ne vedono tanti, di cantieri per la loro costruzione molto pochi. Non so voi ma non presto molta attenzione ai progetti di nuovi impianti, sia perché spesso rimangono solo delle bozze, sia perché molti sembrano cose già viste. Impossibile però rimanere indifferenti rispetto a quello del nuovo stadio del Birmingham City, di cui se ne occuperanno Heatherwick Studio e Manica Architecture:
Ha fatto il giro del mondo la storia del tifoso del Manchester United che ha deciso di non tagliarsi più i capelli fino a quando la sua squadra non riuscirà a vincere cinque partite consecutive. Il risultato, al momento, è che il sostenitore della squadra inglese si ritrova con una folta chioma, che almeno per un altro mese continuerà a crescere. Nel momento in cui scrivo siamo giunti al 437esimo giorno: nel frattempo Frank Ilett è divenuto famoso, hanno scritto di lui anche siti italiani, mentre in Spagna il Celta Vigo l’ha scherzosamente citato come esempio dopo il raggiungimento di una striscia di cinque successi di fila. Il Manchester United è riuscito in appena due occasioni a vincere tre gare una dopo l’altra, ma non di più:
Il ventiduenne attaccante olandese Emmanuel Emegha ha confessato, al giornale Algemeen Dagblad, che al momento della firma con lo Strasburgo non sapesse se fosse in Francia o in Germania (beh, comprensibile): qualche giorno fa il club per cui gioca attualmente l’ha sospeso, una “decisione presa a seguito della recente inosservanza da parte del giocatore dei valori, delle aspettative e delle regole del club”.
Capita molto di frequente che alcune storie diventano virali anche se si sono verificate mesi o anni prima (e per certi versi è quello che è successo recentemente con una canzone di Emma). E non è un fenomeno misterioso, anzi, ma un meccanismo semplice: succede che qualcuno si imbatte in qualcosa scrollando sui social pensando sia appena uscita, e che qualcun pur di non bucare una notizia data da un sito concorrente preferisce pubblicarla in fretta invece che perdere tempo a controllare la sua veridicità, o se sia attuale o meno. E non è difficile immaginare le conseguenze: di fatto vengono messe in giro informazioni che la gran parte dei lettori considera per buone, fidandosi. Due esempi accaduti di recente: su Il Fatto Quotidiano è tornata in auge la storia del passato da tifosa laziale di Giorgia Meloni e del suo vecchio nickname utilizzato su Undernet, vicenda risalente ai primi Duemila e già uscita nel 2021. Non c’è niente di male nel rispolverare cose del passato, senza nessun intento di voler dare lo scoop a tutti i costi. Che è ciò che è avvenuto nel secondo caso: una dichiarazione un po’ provocatoria di Gerard Piqué sulle regole da cambiare nel tennis, pronunciata lo scorso febbraio nel podcast di Iker Casillas ‘Bajo Los Palos’, e ripresa da molti autorevoli media italiani. Qualcuno avrà pensato di uscirla proprio adesso che il tema Coppa Davis è ancora caldo, mentre tanti altri si sono accodati pensando fosse roba fresca e fregandosene della data originaria.
A proposito di podcast, si è alzato un bel polverone dopo una delle puntate di ‘Schiaffo al Volo’, in cui uno dei due conduttori, il giornalista di Eurosport Jacopo Lo Monaco, ha dichiarato:
“Se Rune la prende nel modo giusto, forse la rottura del tendine d’Achille è la cosa migliore che gli potesse accadere”.
In maniera inaspettata, a commentare le parole del noto telecronista è stato un addetto ai lavori come Matteo Berrettini, fornendo un’opinione decisamente contrastante con quella di Lo Monaco, interessante perché proveniente da un collega del tennista danese. Pochi giorni dopo, invece, il famoso allenatore Patrick Mouratoglou (ex coach dello stesso Rune) ha dichiarato qualcosa di molto simile rispetto alla tesi del giornalista di Eurosport:
Sembra il sosia di Lamine Yamal ma invece è il secondo tennista nato nel 2010 ad ottenere un punto ATP: si chiama Jordan Lee e prima di lui c’era riuscito il connazionale Michael Antonius. Oltre ai due statunitensi, a settembre la brasiliana Nauhany Vitoria Leme Da Silva era stata già capace di vincere un match nel circuito WTA:
Mentre la maggior parte dei tennisti famosi sono o sono stati alle Maldive per rilassarsi in vista della prossima stagione, a Jeddah per il terzo anno consecutivo ci si prepara per le Next Gen ATP Finals. Dopo qualche forfait (non ci saranno João Fonseca e Jakub Menšík), Learner Tien*, Alexander Blockx, Dino Prižmić, Martín Landaluce, Nicolai Budkov Kjær, Nishesh Basavareddy*, Rafael Jódar e Justin Engel sono i partecipanti dell’edizione 2025: segnate i loro nomi, anche se quelli con l’asterisco c’erano già nel 2024, perché potrebbero diventare i top 10 del futuro. E non è una frase fatta: alle ATP Finals di quest’anno, ad esempio, cinque tennisti su otto erano reduci dal torneo per i ‘piccoli’.
I coming out nel tennis sono rarissimi, ecco perché ha fatto notizia quello di Mika Brunold, numero 307 della classifica ATP. Lo svizzero è il secondo a dichiarare apertamente la propria omosessualità - tra le donne il numero è leggermente più alto - dopo João Lucas Reis da Silva (anche lui semi sconosciuto, essendo il 204esimo al mondo), che lo aveva fatto nel dicembre 2024:
C’è uno sciatore brasiliano, Lucas Pinheiro Braathen, che ha vinto una gara di Coppa del Mondo e non è un caso se ai Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina vedremo la selezione sudamericana indossare Moncler.











